Luca's profileTROPPI SPAZI E POCHI ING...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Voto di crastità.Finalmente gli psicologi hanno deciso di fare il loro porco mestiere. Come diceva Doc in Ritorno al Futuro II "Viaggiare nel tempo è diventato troppo pericoloso, adesso mi dedicherò a studiare il più grande mistero dell'universo... le donne!". Chiaramente questo è il mio punto di vista, so benissimo che esistono anche scellerati maschietti che si astengono dal copulare per i motivi più disparati (io ne conosco uno che non lo fa se non è innamorato, pazzesco). Essendomi io scontrato più di una volta con la coriacea scorza della donna non esattamente predisposta all'accoppiamento, ecco anche per voi articolo e relativo test per vuotare il sacco sui veri, scottanti motivi per cui non la si da "volentieri" al prossimo. Gli psicologi: 237 motivi per fare sesso, ora diteci perché rinunciate Il questionario Eh, quando uno c'ha il fiuto...
"I record della «nuova Beyoncé»
da 10 settimane ai vertici delle hit. Fenomeno Rihanna
La popstar diciannovenne diventata celebre con «Umbrella»: il mio idolo è Madonna"
Se mi eleggerebbero...Se eleggerebbero Di Pietro alla segretaria del Partito Democratico io a sinistra non ci voto più né manco se farebbe le cose più migliori che si potessero fare. Ma perché certa gente non ha il senso del ridicolo? ![]() Porca Madonna, finalmente.«La Madonna non è una divinità, offenderla non è reato». "Una sentenza della Corte costituzionale del 18 ottobre 1995, dichiara l’illegittimità costituzionale del primo comma dell’articolo 724 del codice penale («Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti ») che considera colpevole di bestemmia chi offende «i simboli o le persone venerati nella religione dello Stato». Dopo questa sentenza, il reato di bestemmia è limitato a chi oltraggia la «divinità». E se la Madonna divinità non è (ma «simbolo» o «persona ») non c’è bestemmia." da Corriere.it, 29 luglio 2007 Mi sono proprio tolto un peso. Il domatore di leoni.Immaginate di entrare nella gabbia di un leone. Corrergli incontro e tentare di abbracciarlo. Non avreste neppure il tempo di sfiorarlo. Il domatore è paziente. Il leone si abitua al domatore. La presenza del domatore diventa ricorrente. Il domatore non interferisce con la vita del leone. Piccoli interventi, sempre gratificanti, portano il leone a fidarsi. Il leone non sa di essere domato. Il leone perde semplicemente l'istinto nei confronti del domatore. L'istinto del leone è divorare. Utilizzare la vita che entra nella sua gabbia solo e unicamente per sfamarsi. È un mestiere il domatore. Non ci si improvvisa. Il domatore non dimentica mai di essere accanto ad un leone. E il leone mangia sempre. Non importa quanta gente guarda il leone ammaestrato. Il leone, una volta abituato, vedrà solo e soltanto il domatore. Guai se il domatore dovesse distrarsi. Il leone guarderebbe fuori dalla gabbia. Basterebbe che un solo spettatore con lo sguardo lo incoraggiasse ad essere leone perché per il domatore fosse finita. State fuori dalle gabbie se siete facili alle distrazioni. I leoni mangiano sempre. Luoghi community.Fui tacciato in concitati scambi di commenti su altri blog di estrinsecare la mia misoginia attraverso luoghi comuni, preconcetti e stereotipi triti e ritriti sulle donne. Prendo tutto questo come un complimento. Come il raggiungimento da parte mia di un evidente miglioramento nel mio stile di vita. Gli errori madornali appartengono finalmente al passato. Un passato in cui ho immaginato luoghi e persone che andassero esplorati fino in fondo per coglierne tutti gli aspetti. Quando ho ritenuto doveroso non fermarmi alla superficie delle cose ma approfondire, dare più di una sola possibilità. Un numero superiore a due, alle volte, ma solo in speciali occasioni. Un luogo in cui abbandonarsi agli schemi rappresentava il baratro. La non vita dei giudizi affrettati, delle considerazioni prive di fondamento, della chiusura mentale. Chi faceva dell'essere prevenuto uno stato di grazia, una sorta di sesto senso in grado di percepire l'inutilità del prossimo non faceva del bene alla comunità ma, principalmente, sviliva se stesso. La mente andava allenata all'apertura. Ho avuto la consapevolezza che i comportamenti degli altri quasi mai fossero l'involucro per trasportare secondi fini. Poi da un giorno all'altro tutto ha cominciato a risuonare di vuoto. Il vuoto degli involucri ingoiava in un rimbombo qualsiasi mio tentativo di scavare, di andare oltre l'apparenza. Adesso nei luoghi comuni ci sguazzo. Il mondo è diviso in macro categorie impermeabili. E non sbaglio quasi mai. Il luogo comune non è poi questa bestia nera. È il kit di sopravvivenza del lento a capire. Un antibiotico per false speranze. La mente aperta ha solo permesso a tope da appartamento di fare incetta delle mie buone intenzioni. Ora guardo da dietro i miei stereotipi l'esercito di matrioske che ogni giorno mi rivolge la parola tentando di fare saltare i grimaldelli. Tutti involucri di altri involucri. Solo copie di mille riassunti. Tutti identici, se non nell'aspetto, nei triti automatismi con cui disegnano lo spazio. Chiamateli luoghi comuni, io li chiamo il casellario in cui spero presto di non trovare posto per qualcosa o qualcuno. Uteroverde.Una volta, tanto tempo fa, contattare una donzella era una faccenda impegnativa. Frequentare, anche solo telefonicamente, una ragazza comportava inevitabilmente entrare in semi confidenza anche con la sua famiglia. Quando nessuno di noi era dotato del proprio personalissimo cerca persone l'unico modo per insidiare una puledra era chiamarla a casa. Il rischio era altissimo. Poteva rispondere il fratello che poteva essere piccolo ma anche grande e incazzoso. In mancanza di fratelli poteva rispondere una sorella che magari ci piaceva anche più dell'altra ma che era più grande, più figa e alla prima sillaba tremante ci avrebbe pubblicamente umiliato. Le mamme in genere erano sempre le più cordiali. Si poteva anche scambiare qualche battuta e quasi sempre erano sufficientemente rilassanti da prepararci ad affrontare le figlie. I papà invece erano una mina antiuomo. Specie se le figlie, magari un po' mignotte, erano più ricercate dei callcenter, il tono brusco e infastidito dei padri era una bella prova di resistenza. Se ti interessava davvero qualcuna, lo capivi se riuscivi a restare vivo dopo le tre secche battute scambiate con suo padre. Se poi la richiamavi, pronto ad affrontare un'altra volta il Capofamiglia, era amore vero. Adesso c'è il cellulare. Le femmine si ordinano direttamente alla fonte. Le chiami, mandi SMS, fai il carino, tutto rigorosamente resta tra te e lei (e una decina di amiche idiote). Nessuno più a tenere la contabilità dei Luca, Giuseppe, David, Carmelo, Antonio, Dexter. Nessuno più che ponga un freno autoritario alla naturale inclinazione al collezionismo delle giovani in ovulazione. Nella selva di SMS, squilli, telefonatine il potere è tutto loro. La dittatura dell'utero è compiuta. Si risponde, non si risponde, si fa lo squillo, si richiama o no. Si agita la carota con un messaggino volutamente equivoco e poi la si ritira perché il "telefonino era di là...". Senza contare poi che negli ultimi anni i cellulari a forza di incubare nelle borsette si sono riprodotti. Due numeri almeno. Due distinte classifiche. Allevamento A, allevamento B. "Me li farò" su TIM, "Sono troppo duci" su WIND, "Mi fanno schifo ma possono tornare utili" su Vodafone. Immancabile la tariffa You&Me col boccalone di turno. E siamo a tre. Tre linee, che non le aveva neppure Gianni Agnelli negli anni 70'. Un delirio. Sento che la prossima volta che chiamerò per invitare qualcuna a prendere un aperitivo una voce metallica mi dirà "La preghiamo di attndere (la prima "e" salta sempre) per non perdere la priorità acquisita". Il vecchio e il mare, di merda. (pt. II)Entrare in confidenza con commercianti ed esercenti è una delle cose che detesto di più in assoluto. Molti amano flirtare con macellai e panettieri o scambiare effusioni con cassiere del supermercato. Io no. Tranne in quei rari casi in cui la cassiera in questione sia stata appena eliminata dalle selezioni di Miss Italia. Non essendoci nel mio quartiere reduci da Salsomaggiore le mie puntate al supermercato sono sempre repentine, professionali e assolutamente in incognito. Dopo mesi in cui non compro altro che bocconcini di fegato d'anatra per il gattufo oggi mi ero deciso a gratificare la dispensa con almeno 3 scatolette di tonno, un chilo di spaghetti e qualche boatta di pelati. L'occorrente per sbizzarrirsi davvero ai fornelli preparando fino a 17 varianti di pasta col tonno. Non tutte in una sera, si capisce. Indossata la maschera da avventore scortese uscivo deciso a compiere la mia missione. Alcune faccende da sbrigare mi portavano però prima a circumnavigare il quartiere per poi puntare, senza guardare in faccia nessuno, dritto verso la meta. Circa a metà percorso la mia attenzione è stata attirata da un clacson allarmato che scivolava su una frenata. Mi volto e vedo 2 Joe Black che decollano da un vespone. All'incrocio un semaforo colpevole si era come al solito soffermato troppo sul giallo e uno dei 2 protagonisti del sinistro (il più quotato è proprio il vespone che fa rima con...) aveva pensato bene di dargli una lezione partendo sul filo del giallo-verde per guadagnare quei fondamentali 3 decimi di secondo di vita. Sfortunatamente anche dall'altra parte qualcuno s'era posto lo stesso problema esistenziale, e non volendo invecchiare 45 secondi guardando il rosso che si stava per concretizzare, si era lanciato sul filo del giallo-rosso per bruciare l'infame destino che lo attendeva. Il risultato come già detto è stato uno schianto da film di Tarantino. Uno dei due motoclisti (parola spropositata per il mezzo) era sdraiato a terra, sembrava il peggio ridotto ma dopo 3 secondi parlava già al telefonino. L'altro, a terra anche lui ma seduto, forse non avendo una tariffa altrettanto conveniente, sembrava più preoccupato di avere male ad una gamba. La cosa più vicina a Dio che ho visto negli ultimi 15 anni.E io che pensavo giocasse con i sintetizzatori... Ora pro nobis.Nella mia cucina c'è un orologio arancione fremo da anni. Si, sarebbe anche una bella metafora ma quello è proprio fermo. Segna le 6:37 o le 18:37, dipende da quanto siete mattinieri, approssimativamente da 3 anni. Da ciò si evince che evidentemente non mi serve un orologio in cucina. Potevo tranquillamente risparmiare i 9€ che ho speso per accaparrarmi questo pregevole manufatto. La cosa certa è che non è caduto vittima di un qualche malfunzionamento. Un orologio da 9€ è anche possibile che sia fatto di cartapesta e che magari dopo un giro di lancette completo si autodistrugga come gli occhiali di Tom Cruise. Non è questo il caso. Da un'approssimativa valutazione credo di potere affermare con certezza che si è semplicemente scaricata la batteria. Evidentemente la pila esausta (chissà perchè poi si dice così, potrebbe smettere fornire volts quando è appena un po' stanca invece di sfiancarsi completamente) non ha più la forza di spingere neppure la fottuta lancetta dei secondi che, oltretutto, tra le tre è anche la più sottile e leggera. All'inizio l'ho visto rantolare, dare dei colpetti. Tentare di fare superare la china delle 9 alla sottile striscia di plastica arancione. Il rantolo dev'essere sparito in un grido di dolore, drammatico e toccante. Io me lo sono perso. Semplicemente una mattina non c'era più nessun segno di vita ad animare il quadrante. Alle 18:37 di un giorno indefinito il tempo nella mia cucina ha smesso di scorrere. Aldilà dei significati mistici che questo evento può assumere resta il fatto che chiunque comprerebbe una bella duracell (forse energizer, che sia migliore?) e rimpiazzerebbe il cadavere cilindrico che si trova sul retro dell'orologio riportandolo alla vita. Addirittura si potrebbero fare avanzare le lancette perchè segnino l'ora esatta. E invece io non lo fo. Ho sempre adorato la scena di C'era una volta in America, quando Noodles torna dopo 35 anni e riporta a Fat Moe la chiave della pendola. Aspetterò che arrivi qualcuno con una luccicante pila per rimpiazzare quella vecchia e tutto ciò che di esausto c'è in questa casa. Ingannevole è il seno più di ogni cosa.Come ogni estate la ghiandola mammaria torna alla ribalta. Quello che in inverno sembrava sparito sotto cappotti e piumini, ricomincia a saltellare per la via attaccato a curiosi esseri con occhiali da sole. Canottiere e magliette a malapena contengono quello che una buona alimentazione e un felice DNA di solito producono nelle donne. La cosa insopportabile è che raffinati strumenti di contenimento rendono ormai impossibile prevedere l'effettiva sostanza di cui è composto un seno femminile. Sono quasi tutte sfere perfette. Tutte ad altezza standard. Tutte fanno capolino allo stesso modo dalle scollature. Sa molto di imballaggio alla napoletana. Dentro mattoni o un VHS? Lo sposo e il cadavere.Venerdì il mio migliore amico si sposa. Lui è migliore amico per davvero. Non come certi che si sono improvvisati alla bell'e meglio negli anni più recenti. Quelli che si sono avvicinati giusto per spingerti giù al momento giusto. Con lui ci conosciamo dai primi anni del liceo. Siamo partiti, ci siamo sbronzati, visto concerti, suonato. In viaggio abbiamo abbordato femmine nei modi più ridicoli conosciuti dall'uomo utilizzando un inglese da corte marziale. Alcune ci sono state, moltissime no. Ci siamo fatti le canne alle 4 del mattino dissertando sulla vita mentre questa ci guardava ridendo e presagiva quello che avrebbe potuto farci e ci ha fatto. Abbiamo amato quelle sbagliate e abbandonato quelle giuste, o almeno così mi piace pensare. L'uno ha guardato con rispetto anche la cazzata più madornale dell'altro confidando che avesse in mente un grande disegno. Abbiamo toccato il fondo passandoci rigorosamente il testimone perché uno fosse sempre presente all'altro. Ci siamo persi di vista per mesi, anche per anni. Abbiamo sfruttato uno le debolezze dell'altro per sentirci migliori quando ne abbiamo avuto il bisogno. Nei momenti bui ci siamo concessi le peggiori nefandezze reciproche sapendo che solo dall'altro le avremmo potute sopportare. Adesso il debosciato si sposa. Si lancia nella difficile impresa di legarsi per sempre a una vagina con tutti i rischi che può comportare avere a che fare per una vita intera con l'essere che la gestisce. Io sono stato eletto testimone di questo scempio. Lo guarderò da riva prendere il mare tra i relitti. Alla fine lui la crociera se l'è proprio meritata. Io continuo a pensare che uno squalo a bordo non sia il miglior modo di affrontare le tempeste. Ma magari è un delfino, si sa io di pesci non ne ho mai capito un cazzo. Evviva le coreografie.Questo è senz'altro il pezzo di punta di questa estate pop. Dico sul serio, secondo me è proprio bella ...ella ...ella ...e ...e ...e. Potevo rimanere offeso.Oggi alle 15,30 in punto appuntamento dal veterinario. Prendo in prestito la macchina dei miei. Raccatto per casa tutte le precedenti documentazioni sanitarie del quadrupede. Dopo 15 minuti di scavi nello stanzino trovo anche il trasportino. Già, il "trasportino". Questo arnese, che ho ricevuto in dotazione col gatto, in realtà non si è mai stato all'altezza della situazione. La gatta Boo pesa 2 grammi, è magra da fare spavento ma ha una potenza distruttiva 15 volte superiore a quella di una fidanzata incazzata perché non avete richiamato entro i 7 minuti di sicurezza lasciandola in balia di mortificanti pensieri sull'abbandono e sull'insicurezza che le trasmettete. Per ingabbiare una simile macchina per uccidere (la gatta, non la fidanzata, per una femmina media bastano cilindrata e sedili in pelle) il trasportino, da subito, si è dimostrato inefficace. Accanto a pregevoli topini di stoffa e lettiere in madreperla questa precaria valigetta di plastica è l'accessorio meno prestante. Fondamentalmente ha due difetti: è evidentemente un trasportino, il gatto non la beve, capisce che quell'oggetto non ha nulla di interessante, anzi, è una trappola letale pronta a chiudere le sue fauci sul peloso ospite; due, ci vogliono dai 3 ai 7 minuti per chiuderla ermeticamente dando tempo al mondo perduto che state cercando di intrappolare di sezionare in brandelli qualsiasi oggetto composto da cellule si trovi temporaneamente all'interno del perimetro. Questo è esattamente quello che è successo alle 15,15 in punto. Avevo organizzato tutto nei minimi dettagli. Mimetizzato l'arnese con cuscini e stoffe per depistare il gatto. Attirato con coccole e finte moine la bestiola tra le mie braccia trasportandola delicatamente dal letto alla sua nuova cuccia, o almeno così ha creduto lei, non mancando di sottolineare ogni passo con una carezzina rassicurante. Una volta adagiata sul cuscino, con l'ausilio di un magnifico topo di stoffa verde ripieno di erba gatta, l'avevo distratta quanto basta da prendere il coperchio del trasportino, calarlo come una mannaia sulla parte inferiore, chiudere a scatto le chiusure laterali ed infine mettere in sicurezza tutto il meccanismo sigillando la griglia sul davanti. Al "calarlo come una mannaia", evidentemente, qualcosa è andato storto. Il gatto s'è sgamato tutto, ha mollato il sorcio di stoffa e ha cominciato a divertirsi con 5 topini color carne ripieni di ossa e sangue. Mentre tentavo di sottrarre quel che restava della mia mano destra dall'interno del trasportino il baffuto galeotto forzava la griglietta sul davanti ed evadeva alle 15,15 e 27 secondi, dopo neppure mezzo minuto di detenzione. Facendosi largo a zampate tra me, il tavolo e lo sportellino saltava giù e svaniva nei meandri sotto il divano. Per sempre. Seguivano altri timidi tentativi di attirare la belva. Tutti andati naturalmente a vuoto non senza spargimenti di sangue. Dopo 45 minuti circa e molto alcool denaturato ho richiamato il veterinario, disdetto l'appuntamento tra echi di risate e mollato una scatoletta a Boo per fare pace. Perché nonostante tutto quello che ha fatto lei si comporta di merda per sopravvivere, non per vivere. E per questo avrà sempre la mia stima incondizionata. Ecco una foto immediatamente seguente alla lotta. Notate lo sguardo iniettato di sangue (lo so è il flash ma così è più drammatico) e la postura tipica del felino pronto ad uccidere. Tutto sta a trovare una tigre dal morso delicato.Un esemplare di tigre bianca del bengala si prende cura del cucciolo. Bagnetto, pulizia e quant'altro. La foto è abbastanza inquietante. Sembra gli stia per staccare la testa. O lo stia per affogare, chissà. E invece il gesto è sapiente. Misurato. La tigre esegue il compito con perizia e attenzione. È letale la tigre se da spazio ai canini. Eppure quelle violente fauci sanno dosarsi. L'uomo ha dimenticato da un pezzo come dosare le proprie. Andiamo in giro sorridenti e mutilati da tigri che riciclano cuccioli. Pezzi mancanti ingoiati in eccessi di affettuosità. Reazioni inconsulte a zampate da un metro più in basso e non saremo mai più completi. È un peccato che in secoli e generazioni non abbiamo imparato a non serrare i denti, a non affondare i canini. Il crack sordo delle ossa è troppo affascinante. ![]() La musica del caso.On an Island di David Gilmour è uscito da un anno e mezzo circa. L'impostazione è tipicamente floydiana nuova maniera. Intro rumorosa che glissa nel solito, direbbe qualche stolto, assolo "alla Gilmour". Un bel pezzone di punta da 7 minuti con doppio assolo, memorabile. Poi brani strumentali, altri assoli, cori, tastiere, sassofoni commoventi. Si la palette è quella. Solo che Gilmour continua ad avere un'ottima mano. Gli assoli non sono mai a caso. Il suono si accomoda sempre bene su ogni pezzo. Sia esso metallico - Take a Breath - sia esso pulito e pizzicato - Where We Start - non è mai un intervento ma l'indispensabile partitura su cui ruota tutta la musica. Il cd si regge tutto su questo equilibrio. È come un vecchio amico che viene trovarti. Anche quando c'è poco da dire è importante che sia li con te. Anche se dice ancora le stesse cose, dice esattamente quello che vuoi sentire. E va bene così. Altra notazione personale. Sia lui che gli altri tre farabutti hanno sempre profetizzato involontariamente i miei stati d'animo. Ecco, godetevi On an Island. Tracce consigliate: Castellorizon On An Island The Blue Take a Breath Red Sky at Night This Heaven Then I Close My Eyes Smile A Pocketful of Stones Where We Start Lo Sconosciuto.Un anno fa moriva Syd Barrett. In realtà era morto da decenni. L'elettroencefalogramma però lo ha seguito soltanto l'11 luglio del 2006. E c'è questo filmato su YouTube che è veramente bello. Sembra risalga al 1998. Syd Barrett esce da casa e cammina per strada. Come chiunque. No, non come chiunque. Guardate come cammina. Il fisico e le movenze non vanno d'accordo. Cammina come se avesse ancora 20 anni. La cadenza del passo, le spalle strette sul collo, i passi lunghi e morbidi. Sembra intrappolato in un costume. Quello sbagliato, probabilmente. I dementi del festino.Anche quest'anno il Festino sarà in grande. Gemellaggi, cristalli Swarovsky sul carro, coreografie, fuochi d'artificio e il solito, inutile falò di euro. In più vedrà la partecipazione straordinaria di Luigi Lo Cascio (ci sarà anche la Abbagnato ma quella partecipa a qualunque cosa ultimamente, non fa granché notizia) che reciterà un monologo dedicato a Falcone e a Borsellino. Ah già, dimenticavo questa edizione pare sia contro la mafia. Capito? Dalla mafia ci libererà Santa Rosalia. Almeno noi abbiamo a che santo votarci. Magari l'anno prossimo che gli illustri ospiti si facciano vivi per il 23 maggio. Anche senza recitare monologhi. A noi fa piacere lo stesso. L'amore in 40 secondi.La scena è tratta da Factotum. I due si sono appena svegliati vomitando. Prima lui, poi lei. Lui va a prendere una birra, lei si accende una sigaretta. Scambiano battute scarne e definitive. Alla fine lui se ne andrà. Io non avrei trovato modo migliore per sintetizzare. Peccato sia in inglese. Livearth.Non so quanti di voi hanno seguito il Livearth. Il mega concertone a città unificate per salvare il pianeta e raccogliere fondi e sensibilizzare l'opinione pubblica e bla bla bla... Io ne ho visto stralci tra LA7, MTV con i suoi dementi presentatori e Internet. Mi sono beccato Shakira che misteriosamente dal vivo non sculetta come mi aspettavo, delle curiose giapponesi vestite di giallo che mixavano pezzi di musica classica non si sa bene con cosa, Riannah strafiga di gomma, i Duran Duran in formissima, quel che resta dei Genesis, i Red Hot Chili Peppers con i loro pezzi tutti "...escion...", i gracchianti Metallica, Snoop Dog e altri neri vari. I Linkn Park anche loro gracchianti, i Black Eyed Peas coi loro bravi genitali saldamente in mano e varie altre amenità. Di per se il concerto mi è sembrata una suprema cazzata. Madonna e altre superstar che se la prendono con i miei caricabatterie sempre attaccati o con le bottigliette in plastica da mezzo litro mi fanno sorridere. Secondo me non passa un grande messaggio da tutta l'operazione. Si, ok, nel retropalco si usava solo carta riciclata. Contenitori per la raccolta differenziata erano presenti in tutti gli stadi e pare che la raccolta sia stata efficace e proficua (sarebbe stato strano il contrario no?). Pensate che anche sul palco venivano usate lampade a basso consumo. Certo le chitarre erano elettriche e gli amplificatori qualche watt se lo saranno mangiato ma non si può avere tutto. In sintesi la sensazione che ho avuto è che presto saremo invasi da questi mega concerti senza contenuti. È un gran bel business, mi sembra. Il Live8 aveva mantenuto una sua dignità. Niente a che fare con il Live Aid naturalmente, macchinoso, farraginoso, improvvisato, pieno di stecche, memorabile. In tutto questo marasma, un acuto. Una tale Missy Higgins da Sydney verso le 5 del pomeriggio incantava con un pezzo: voce, chitarra acustica e poco altro. Io non la conoscevo. Per lei stacco anche il Gratì. Promesso. |
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