Luca's profileTROPPI SPAZI E POCHI ING...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    Del buon rock ispirato.

    È uscito già da un po' ma Road to Rouen dei Supergrass non stanca. Pieno zeppo di citazioni è di sicuro l'album più compatto dei Supergrass. I dischi precedenti erano un po' eterogenei anche se non mancavano certo brani di grande potenza. I Supergrass mi hanno colpito anni fa con Moving, convincendomi definitivamente con Mary e tutto il disco a cui appartengono questi due brani. Adesso fanno un passo avanti. Sembrano suonare trascinati da idee più che da suoni settanteggianti. Ascoltatelo con una chitarra a portata di mano.

    Tracce consigliate:

    Tales Of Endurance (Part 4, 5 & 6)
    St. Petersburg
    Sad Girl
    Roxy
    Coffee In The Pot
    Road To Rouen
    Kick In The Teeth
    Low C
    Fin

    La gente si accoppia in modo scomposto.

    Sarò un tradizionalista ma trovavo la cara vecchia pacca sulla spalla più signorile. La classica spalla su cui piangere è stata sostituita dalla vagina in cui venire o dal pestello da subire pensando a chissà chi o a chissà cosa. Sarà per via dell'educazione approssimativa che hanno ricevuto certe generazioni, nessuno sembra più in grado di aspettare la cena seduto composto a tavola. Stanno tutti a spizzicare qua e la. A me chiamatemi quando è pronto. Sono uno che sa aspettare io.

    Sono andato a letto presto.


     

    Mi spiego ma non mi spezzo.

    Nessuno sembra dovere più dare spiegazioni. Per niente. Ricordo con terrore il dovere spiegare ai professori, o ai miei, o chiunque altro il perché di un certo mio comportamento. Semplicemente perché non lo sapevo neppure io. Eppure lavoravo. lavoravo sodo affinché quella spiegazione, vera o inventata, fosse plausibile. La credibilità era una cosa che non ci si poteva permettere di perdere. Essere affidabile, coerente, corretto, ti faceva camminare a testa alta. Qualsiasi cosa si facesse, bastava spiegarla. Bastava che avesse delle motivazioni concrete o anche no. Il solo fatto di cercarle evidenziava l'importanza che ce ne fosse bisogno. Ora siamo liberi. E la mia libertà finisce dove finisce il mio naso e comincia la tua vita di merda. Non devo niente a te e tu non devi niente a me, tanto ci sarà sempre e dovunque qualcun altro a darmi quello che mi serve. Il comportamento individuale è legge. Non sono più relazioni ma baratti. E veloci, per giunta. Io proprio ci rinuncerei ma non saprei come spiegarlo.

    Mi ero proprio dimenticato.

    Per chi non l'avesse mai visto, questo è il video musicale più bello di tutti i tempi.

     

    Profondo Grosso.

    Asia Argento dichiara: "Gli uomini non riescono a far sesso con me. Gli ultimi sei con cui sono stata non ce l'hanno fatta, il settimo ha cercato di prendere il viagra".
    Ma perché non aumenta il numero? Una bella staffetta e sta sicura che non potrà sedersi per una settimana. Non c'è niente di più patetico delle donne insoddisfatte. Come se poi davvero gli importasse qualcosa. La notizia è che l'uomo è insoddisfatto il 99% delle volte, solo che per venire viene.

    La vita è un pavimento di uova.

    Certo per quelli che pensano che la vita sia arrivare dal punto A al punto B, un pavimento sì fatto non rappresenta un problema. Qualche pignolo saprebbe anche stimare le perdite divise per tuorlo e albume, il tempo di percorrenza e il peso dei gusci spappolati. E troverebbe tutto questo sensato. Quelli come me invece, che avanzano a tentoni, ci ripensano, tornano indietro, o che frettolosamente saltellano fino ad un punto che poi si rivela un angolo morto della stanza, che si sdraiano a pensare, trovano sia nient'altro che un massacro di pulcini. Le uova, svelte, si scansano come possono. Le più scaltre ci riescono. Di quelle che le vedi subito che non finiranno mai neppure in padella. Altre, schiacciate tra loro, non riescono a spostarsi e finiscono nel frittatone. Alcune dopo ogni mio passo gioiscono pensando di essere sublimate allo stato di uova strapazzate. Molte uova ne spingono altre sotto le mie scarpe, non valutando che una suola è molto più grande di un uovo. Le uova più piccole e più dure si sentono immortali. Si illudono che il guscio sia cosa seria. Tutte le uova si sentono speciali, diverse dalle altre. Ognuna spera, in tuorlo suo, di fare un crack diverso, unico, irripetibile. Io sento sempre pigolare, ad ogni mio passo.

    L'uomo è un elettrodomestico. Ma anche la donna.

    Ho vissuto come molti le 24h di blackout dovuto al caldo insolito di questi giorni (mi pare giusto, siamo norvegesi). Fuori 45 gradi. Dentro 35. Niente luce, acqua generi alimentari, prostitute.
    L'elettricità è mancata alle 19,30, ora più ora meno. "Tornerà" si è detto tutto il condominio. Passavano i minuti, poi le ore e non tornava. Si faceva sera e non tornava. La temperatura in casa aumentava al diminuire della luce. Il gatto iniziava ad emettere dei lamenti al gusto di bestemmia. Io gli facevo eco. Dal palazzo di fronte dei miracolati con tutti i loro watt a posto guardavano da questa parte con aria di sfottò, fumando sigarette e comunicando inequivocabilmente che loro, il caldo, lo subivano per appena 4 minuti e giusto per farsi un po' di sana nicotina. In quel preciso istante realizzavo che anche l'acqua corrente non era più tra noi. Il nostro acume edilizio ci ha dotati di palazzi con autoclave, pompe idrauliche, cisterne, polmoni, tutti 2 piani sottoterra. Immense riserve da portare su a secchiate. Nel bagno ormai le pipì nervose avevano reso il pelo d'acqua dentro il water opaco e maleodorante. Adesso il gatto miagolava decisamente.
    Erano passate già 2 ore e mezza. Era il momento di agire.
    Mi vesto, scendo, prendo la moto e vado a mangiare in un baretto. Lungo il tragitto mi lacrimano gli occhi per l'aria bollente che ci batte contro. Il locale è acceso. Brillano calzoni fritti e ravazzate. Ne mangio 2 e, non pago di avere già sudato parte della corteccia cerebrale,
    bevo una birra. Passata un'oretta decido di rientrare, sicuro che il peggio è passato e che la luce, compassionevole, è sicuramente tornata. Niente. Tutto buio. Adesso i vicini mi tirano direttamente le cicche sghignazzando in modo sguaiato. 5 piani a piedi, mutande, birra (calda) e variopinto repertorio di bestemmie...
    La mattina mi sveglio presto. Alle 5 più o meno. Scanso la mia solita poderosa erezione, e corro a manovrare interruttori. Niente. Immediatamente penso che devo urgentemente evacuare. Guardo quella pozza opaca e desisto dai miei propositi. Ritorno a letto mortificato dalla mia casa ridotta in caverna e penso di fare qualche graffito qua e la prima di sdraiarmi. Scene di caccia o qualcosa di simile.
    Alle 7,30 suona la sveglia. Stavolta non devo scansare niente (evidentemente ho una pila al litio ormai scarica al posto della prostata), non penso neanche ad un interruttore e mi dirigo deciso verso la latrina (una volta era un bagno, lo posso assicurare). Per sicurezza apro un rubinetto certo che lo scroscio dell'acqua corrente mi riappacificherà con le ultime 12 ore trascorse. Niente. Tutto assolutamente come prima. Tiro giù due bestemmie del genere "fulminato all'istante" nella speranza che almeno dal cielo arrivi la scossa anelata. Non succede niente. Mi vesto sudicio. Preparo il caffè nella caffettiera sporca. Rintuzzo il felino per non avere fatto nulla affinchè la situazione migliorasse ed esco di casa come un razzo pregando di arrivare in ufficio con l'intestino ancora pieno. Arrivato in portineria un'agorà di condomini mi blocca e si premura di spiegarmi per filo e per segno quali siano le motivazioni del balckout:
    Cabina in fiamme a Baida.
    No no, cabina surriscaldata a Baida.
    Blatte nelle diramazioni.
    Quel farabutto del 5° piano con i condizionatori a palla (sono io).
    La collera divina.

    Il mio intestino li zittisce e mi catapulta fuori, poi sulla moto, poi a 80 in via crocerossa e poi sulla tazza dell'ufficio. Qui mi sorprende il blackout impiegatizio. Bagno senza finestra. Bidet approssimativo. Tutti a casa.

    La luce è tornata alle 15 e qualcosa. Ha acceso il condizionatore, rimesso l'acqua nei rubinetti, migliorato la mia condizione mentale e riportato il buonumore in tutto il reame.
    Domani, per dare coerenza a quel che siamo diventati, mi farò un piercing su una chiappa con un filo elettrico e una spina.

    La vendetta.

    L'anno scorso più o meno in questo periodo tornavo giù da Treviso. L'esperienza al nord era iniziata e finita nello spazio di 6 mesi. Meno di un parto umano. Erano stati mesi insoliti. Nuovi. Con molta moderazione sentivo la voglia di continuare. Quella vita sembrava davvero depurante e curativa. Mi stancavo presto di agitarmi nel nulla. Avrei conquistato calma e rassegnazione. Quella rassegnazione che ti fa passare la domenica mattina a passeggiare lentamente. Purtroppo ragionavo seduto su una lastra di vetro. Peccato avere guardato attraverso solo quando è andata in frantumi.
    Ho comprato "La vendetta" in aeroporto.
    Il nome della scrittrice sembra un errore di stampa e invece si chiama proprio Agota Kristof. Poche pagine di racconti fulminanti lunghi poco più di 2 pagine ciascuno. Surreali e spesso privi di altra logica che non sia il rancore, delineano, nello spazio di poche righe, esistenze rovinate e rovinanti.
    Mi trovate a pagina 66.

    Piosse per anni.

    Si esce sempre troppo spesso. O troppo poco. Dipende da quello di cui vogliamo lamentarci. Uscire non è di per se un merito. Diffidate da quelli che "escono ogni sera". Spesso ci si trova semplicemente fuori. Sorpresi da una tempesta emotiva che ci impedisce di rincasare. Senza un riparo, aspettiamo che scampi o che quantomeno ci sia concessa una tregua per riprendere la via di casa. Non succede quasi mai. Passiamo ore sotto la pioggia sperando di non avere preso l'ennesimo raffreddore. Una bella polmonite, stavolta. Giorni a letto, a leccarsi le ferite. Mica male.

    The Eraser.

    C'è a chi piace e c'è a chi no. Thom Yorke si lamenta. Si lamenta più o meno dal '95, anno più anno meno. Brani strazianti, acuti lamentosi, e testi da tubo del gas, il più delle volte. Ancora una volta però dilaga. E lo fa con un disco che non è un disco dei Radiohead. Non sembrano proprio i Radiohead. Elettronica portata all'eccellenza. Suoni che arrivano allo stomaco e la voce usata come un synt. Assolutamente da ascoltare da soli, guai ad avere accanto qualcuno che si lascia scappare un "ma che ha questo?".

    Tracce consigliate:

    The Eraser
    Analyse
    The Clock
    Black Swan
    Skip Divided
    And It Rained All Night
    Harrowdown Hill

    Prepararsi.

    Prepararsi sa molto di pietanza. Quando una donna dice "vado a preparararmi", io penso a lasagne e tortellini. La consumazione è obbligatoria. Si prepara per cosa? E sopratutto per chi? Come se un piatto di spaghetti ti dicesse "vado a farmi al dente". Io direi "no, stai comodo, sto già morendo di fame". Eppure una donna che si "prepara" fa sempre un certo effetto. C'è del saffico in tutto ciò. La vedi che fa l'amore con se stessa mentre si migliora di pennellata in pennellata. Perché si migliora, niente ipocrisie. Lei si prepara e noi ci cuociamo. Non ha senso. In genere quando la si mangia, poi, è già fredda. È stata ore sul buffet. Si incarta in un po' di stagnola e vi si accovaccia accanto. La vita di coppia è una vita di resti. Meglio pensarla così.
    Tlin! Tilin! Scusate, il microonde.

    Il tetris è un gioco del cazzo.

    Ne sono successe di tutti i colori quest'anno. A dire il vero è già da un po' che il tetris della mia vita mi manda pezzi a casaccio. Per quanto abbia cercato di lasciare gli spazi giusti sono arrivati certi cubetti irregolari che mi hanno mandato a puttane la partita. La cosa più fastidiosa è che anche il mosaico già composto non sembra essere un granché. È probabile che sia perché ho lasciato cadere troppi pezzi non curandomi di farli combaciare al meglio. Ecco che quando sembrava che il gioco filasse liscio, tra una risata e l'altra, ho lasciato che troppi cubetti si ammonticchiassero qua e la nell'illusione che tanto quel pezzo, di quella precisa forma, quello che in un colpo solo ti scarica 4 file di macigni sarebbe arrivato. E invece niente. E dire che so perfettamente come dovrebbe essere. La sua forma ce l'ho stampata in fronte. Ci penso da anni a quel pezzo. Ma niente.
    Continuo a fare mucchietti che restano li a colorare il nulla.

    La storia siete voi.

    Indubbiamente il miglior modo di non tramandare una storia è non raccontarla più a nessuno. La storia è in qualche modo ciclica. Basterebbe avere la pazienza di aspettare che si ripeta perché si racconti. Spesso si vivono circostanze identiche a cui ci sentiamo obbligati a dare una patina di vecchiaia. Sono solo uguali. Zitti e mosca quindi. Meno sanno di noi, meno dovremo spiegare. Lasciate che si incollino di curiosità. I racconti hanno diverse forme.

    L'età dell'innocenza.

    In omaggio alle pugnette che furono. "Il seno più bello del mondo". "Le foto-verità delle tettone più formidabili". Quando la stampa era davvero scomoda.

    Scusate ma dovevo mettere anche questo.


     

    Ci piacciono quelle che sanno fare qualcosa.

    Una versione insolita. Voci e donne che più diverse non si può. Un crescendo che la tarantella originale si sogna.


     

    Il divertimento.

    Il divertimento ormai è dappertutto. La gente lo prende a dosi. Prima ci si divertiva a lungo. Ci si preparava. Si organizzava ben bene perché tutto fosse divertente. Il divertimento era programmato. Ma anche no. Il divertimento te lo andavi a cercare. Si riunivano quante più cose divertenti si potessero fare. Era molto pubblicizzato. Andava a ruba il divertimento. Se uno per caso non si divertiva se lo ricordava per un bel pezzo. Erano occasioni mancate per davvero. Mica come un 2 di picche. "Ok, non me l'ha data, ma mi sono divertito un casino". Così si diceva. L'ho detto decine di volte anche io. Quando uno si divertiva si sentiva arricchito, diverso, consapevole di poterci riuscire ancora. Il divertimento era una cosa che si sentiva dentro, erano anticorpi per la noia, la tristezza, la malinconia. Facevi un pieno di divertimento ed eri a posto per settimane. Con un po' di fortuna ne mettevi un po' da parte anche per l'inverno. A volte ci si divertiva così tanto che gli altri stentavano a crederci. Molte cose divertenti erano solo immaginate, e andava bene così. A molti bastava solo il ricordo di essersi divertiti per ridere quell'unica volta in un mese. Il divertimento era così potente che era capace di illuminare un incidente, un lutto, una disgrazia.
    Adesso il divertimento costa pochissimo. Lo usano come un taxi. Lo chiamano e quello arriva. E se non arriva, ne chiamano un altro. Lo stanno sterminando il divertimento. Gli stanno tutti addosso. Si telefonano e se lo fanno fuori in una sera. A malapena ne resta per l'indomani. Guardate le facce per strada la mattina. Ha perso la sua proverbiale verve il divertimento. Si distribuisce come può alla mensa dei poveri di spirito. È costretto a correre da un posto all'altro. Il più delle volte arriva esausto. Delude sempre più spesso il divertimento. Nessuno fa più caso quando il divertimento va via per un momento. Quando si apparta a piangere un po'. Potevano essere i migliori anni della sua vita. Invece passa le serate guardando gli altri che si guardano, allunga sotto banco un vecchio copione a qualcuno, e corre veloce dai prossimi stronzi.

    De rerum malura.

    Questo è uno di quei periodi in cui mi importa quasi di nulla. Il quasi è sempre obbligatorio per non stuzzicare il macabro umorismo di chi tutto può.
    La mattina mi sveglio con la sveglia. Appena sveglio ho voglia di caffè. Evacuo con orgoglio. Penso che andare al lavoro sia un bel modo di cominciare la giornata. A pranzo ho fame. Dopo mangiato ho sonno ma ho ancora voglia di caffè. La sera esco stanco dall'ufficio con la convinzione di avere impiegato il tempo nella maniera più produttiva. La sera incredibilmente ho un'altra volta fame. E addirittura mangio. Naturalmente dopo cena, né troppo tardi, né troppo presto, ho sonno. Vado a dormire. Dedico una buona mezz'ora nel dormi-veglia a riflettere sul Vajont di merda che quotidianamente continua a tracimare dall'umanità. Mi addormento. Suona la sveglia.
    Incredibile quello che si riesce a fare della propria esistenza quando nessuno la reclama.

    La bella stagione.

    Oh mamma. Un'altra estate. I soliti forficai pieni di stronze che portano molliche di pene da un locale all'altro. Lo sapevate che le femmine sono in grado di portare un peso sulla coscienza pari ad 80 volte la propria troiaggine?